Il danno da perdita di chance risarcisce la perdita di una possibilità concreta e apprezzabile di ottenere un vantaggio o evitare un pregiudizio. Non copre il risultato mancato, ma la probabilità seria di conseguirlo. La quantificazione avviene in proporzione alla probabilità perduta, secondo criteri equitativi.
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Che cosa significa “danno da perdita di chance”?
Il danno da perdita di chance indica la lesione di una possibilità concreta già presente nel patrimonio del soggetto. Non riguarda il bene finale, ma l’occasione stessa. La chance si distingue da una speranza vaga, perché possiede un valore economico attuale e giuridico. La Cassazione lo definisce “entità patrimoniale autonoma, suscettibile di autonoma valutazione”.
La sua origine risale al diritto francese, dove viene riconosciuto da tempo. In Italia la dottrina e la giurisprudenza lo hanno sviluppato solo in anni recenti. La radice etimologica rimanda al latino “cadentia”, cioè la possibilità legata al caso, al lancio dei dadi. Nella pratica giuridica odierna, chance significa probabilità seria di successo, non mera eventualità ipotetica.
In cosa si differenzia da lucro cessante e perdita del risultato?
Il lucro cessante risarcisce un guadagno futuro certo mancato. La perdita del risultato riguarda il bene finale non raggiunto con certezza. La chance, invece, è una probabilità concreta di ottenerlo, non un risultato garantito.
Il risarcimento della chance evita l’“all or nothing”. Se il risultato non era sicuro, il giudice calcola il danno proporzionandolo alla probabilità perduta. In questo modo, non si attribuisce l’intero beneficio mancato, ma solo la quota corrispondente alla possibilità reale compromessa.
Quali sono i fondamenti normativi nel Codice civile?
Il Codice civile fornisce i riferimenti principali. L’articolo 1223 stabilisce che il risarcimento copre “la perdita subita e il mancato guadagno” se conseguenze immediate e dirette. Invece l’articolo 1226 consente la liquidazione equitativa quando il danno non si prova nel preciso ammontare. L’articolo 2056 richiama questi criteri per la responsabilità extracontrattuale e menziona l’“equo apprezzamento” per il lucro cessante. Il 2697 invece disciplina l’onere della prova, imponendo al danneggiato di dimostrare i fatti costitutivi del diritto.
Questi articoli, letti insieme, giustificano l’autonomia della chance come voce risarcibile, nonostante la natura probabilistica del pregiudizio.
Come funziona la prova del nesso causale?
Il soggetto deve dimostrare che la condotta illecita ha ridotto in modo significativo la sua possibilità di ottenere un risultato. Non serve provare che il risultato sarebbe stato certo. È sufficiente dimostrare una probabilità seria e concreta.
La giurisprudenza applica il criterio del “più probabile che non”, adattato al terreno probabilistico. Il giudice valuta documenti, statistiche, dati clinici o presunzioni gravi, precise e concordanti. In ambito sanitario, ad esempio, il paziente deve dimostrare che un trattamento corretto avrebbe aumentato sensibilmente le chance di guarigione.
Quando la chance è considerata seria e concreta?
Non tutte le possibilità perse sono risarcibili. Serve una probabilità apprezzabile, documentata e verificabile. Nei concorsi pubblici, ad esempio, conta la posizione in graduatoria o il punteggio ottenuto. Negli appalti, rilevano requisiti tecnici e offerte comparabili. In sanità, assumono valore le statistiche di sopravvivenza o le linee guida cliniche.
Le possibilità vaghe o meramente teoriche non hanno tutela. La Corte di Cassazione ha chiarito che la chance deve essere già presente nel patrimonio del soggetto al momento dell’illecito.
Quali esempi si trovano in ambito sanitario, lavorativo e contrattuale?
In sanità, il classico caso riguarda la diagnosi tardiva che riduce la probabilità di sopravvivenza. Un paziente che perde il 40% di possibilità di guarigione può ottenere il risarcimento per quella quota.
Nel lavoro, si risarcisce la chance di carriera negata da un atto illecito del datore. Un dipendente escluso illegittimamente da una selezione interna perde la possibilità concreta di avanzamento.
Nei contratti, si risarcisce l’occasione persa di concludere un affare vantaggioso. Ad esempio, l’inadempimento di una parte può privare l’altra della possibilità di trattare con un terzo.
Come si calcola il danno da perdita di chance?
Il calcolo si basa su un doppio passaggio. Prima si individua il valore del risultato finale. Poi si applica una riduzione proporzionale, corrispondente alla probabilità di successo perduta.
Il criterio è detto “coefficiente di riduzione”. Ad esempio, in un concorso con dieci candidati per un posto, la probabilità è del 10%. Se il guadagno sperato valeva 1000, il danno da chance equivale a 100.
Il giudice usa criteri equitativi previsti dall’articolo 1226, adattando la quantificazione al contesto e alle prove disponibili.
Tabella comparativa tra lucro cessante e perdita di chance
| Profilo | Lucro cessante | Perdita di chance |
|---|---|---|
| Oggetto | Guadagno futuro certo mancato | Probabilità concreta e apprezzabile di risultato |
| Prova causale | Nesso certo col risultato mancato | Nesso probabile con la possibilità persa |
| Liquidazione | Valore integrale del guadagno mancato | Valore ridotto in base alla probabilità |
| Fondamento normativo | Art. 1223 e 2056 c.c. | Art. 1223, 1226, 2056 c.c. |
| Natura giuridica | Patrimoniale certa | Patrimoniale probabilistica autonoma |
Quali posizioni dottrinali esistono sulla natura del danno?
Tre orientamenti principali si confrontano. Secondo la prima teoria, la chance rientra nel lucro cessante, perché rappresenta guadagno mancato in forma probabilistica. La seconda la riconduce al danno emergente, inteso come entità già presente nel patrimonio del soggetto. Una terza posizione la considera figura autonoma, distinta da entrambe, che si colloca a metà strada.
La Cassazione ha adottato una linea intermedia, riconoscendo la chance come voce autonoma patrimoniale, risarcibile se seria e documentata.
Che ruolo gioca la giurisprudenza più recente?
Le sentenze hanno chiarito che la chance non è una speranza, ma una probabilità oggettivamente verificabile. La Cassazione nel 2007 l’ha definita “entità patrimoniale autonoma”. Le decisioni del 2019 hanno sistematizzato i principi in ambito sanitario, con riferimento al consenso informato e ai ritardi terapeutici.
Il Consiglio di Stato applica il concetto agli appalti e ai concorsi, richiedendo sempre un’occasione concreta e non ipotetica. La chance viene risarcita solo quando la ripetizione della procedura non è possibile e resta l’unico rimedio effettivo.
Come si applica la perdita di chance nei contratti, in particolare immobiliari?
La perdita di chance nei contratti emerge quando una parte, a causa dell’illecito dell’altra, perde una concreta opportunità. In ambito immobiliare, può trattarsi della chance di vendere o locare un immobile in tempi e condizioni economicamente favorevoli. Ad esempio, se il conduttore restituisce l’immobile con ritardo o in cattivo stato, il locatore può perdere l’occasione di affittarlo al canone abituale del mercato. In tal caso, il proprietario ha diritto al risarcimento per la chance persa, non per l’intero guadagno mancato. Questa impostazione è stata confermata dalla giurisprudenza, in particolare dalla Cassazione che ha evidenziato la necessità di provare l’“appetibilità” dell’immobile mediante atti previsti o precedenti contratti di locazione.
Per ottenere il risarcimento, il proprietario deve dimostrare l’interesse reale degli inquilini sul mercato e la perdita concreta della chance, anche attraverso documenti come contratti precedenti, dati di affittabilità e condizioni dell’immobile. La prova dell’appetibilità serve a dimostrare che l’occasione persa era seria e fondata.
Quali requisiti valgono in ambito immobiliare per il risarcimento?
Per risarcire la perdita di chance nel settore immobiliare, il nesso causale tra condotta illecita e impossibilità di locare o vendere è essenziale. Serve dimostrare che, se non ci fosse stato il ritardo o il danno, l’immobile sarebbe stato affittato in tempi brevi. Inoltre, la possibilità deve essere reale e non speculativa, supportata da elementi oggettivi.
La sentenza n. 27287 del 7 ottobre 2021 della Cassazione ha ribadito che la sola restituzione tardiva non basta: il proprietario deve provare la perdita economica per mancata locazione e l’interesse reale del mercato. Anche il Tribunale di Roma ha confermato questa linea, riconoscendo al locatore il diritto al risarcimento della chance perduta nelle ipotesi di ritardo nella riconsegna o danneggiamento dell’immobile, purché documentate adeguatamente.
FAQ
Qual è la differenza principale tra chance e lucro cessante?
La chance riguarda una probabilità concreta, mentre il lucro cessante un guadagno certo mancato.
Come si prova in giudizio la chance?
Attraverso documenti, punteggi, statistiche, dati clinici e presunzioni logiche che dimostrino la perdita di una possibilità seria.
Il giudice risarcisce sempre l’intero valore del risultato?
No, calcola il danno proporzionandolo alla probabilità perduta, secondo criteri equitativi.
In sanità si risarcisce ogni probabilità persa?
Solo le probabilità significative. Eventualità marginali o remote non ricevono tutela.
Il danno da perdita di chance è considerato autonomo?
Sì, la giurisprudenza prevalente lo qualifica come voce patrimoniale autonoma, distinta da altre forme di danno.
