Quando si parla di amianto nelle fabbriche e nei capannoni è impossibile non parlare di Eternit. In questa guida scopriamo che tipo di amianto si può trovare nelle fabbriche, nell’industria e nei capannoni, quando è pericoloso e come riconoscerlo e cosa fare in caso di rischio amianto.

Amianto nelle fabbriche

L’amianto è stato ampiamente utilizzato nelle fabbriche e nei capannoni e negli edifici industriali dagli anni 60 e fino alla messa al bando totale dell’asbesto. La messa al bando dell’asbesto è avvenuta con la Legge 257 del 1992 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto killer) che ha introdotto il divieto di estrazione, lavorazione e produzione di amianto e di prodotti contenenti amianto nonché la commercializzazione, ma senza il divieto di utilizzo dei prodotti già realizzati.

Il mancato obbligo di bonifica ha determinato i ritardi nella bonifica e la presenza, tuttora, di manufatti in amianto, nelle case e nelle fabbriche e capannoni e negli edifici pubblici. L’esposizione ad amianto è altamente pericolosa per la salute umana. I minerali di amianto infatti si suddividono in fibre via via più sottili che possono essere facilmente inalate e provocare gravi infiammazioni, asbestosi, mesoteliomi e altri tipi di tumore e malattie ad esito spesso infausto.

Quando è pericoloso? Quando l’amianto è in matrice compatta ed integro non presenta problemi per la salute umana. Quando inizia a sfaldarsi, in seguito a sollecitazioni meccaniche, traumi o erosione inizia a rilasciare nell’aria le fibre killer. L’amianto di matrice friabile, polveroso, è invece sempre pericoloso per la salute umana.

Dove si trova l’amianto nelle fabbriche?

L’amianto è stato utilizzato in diverse forme e in diversissime applicazione. L’amianto nell’edilizia, sia abitativa che nelle fabbriche, è stato utilizzato per creare pareti divisorie in cartongesso, controsoffitti, fiorierie, nel cemento armato e piastrelle e pavimenti e termosifoni. L’amianto è stato poi utilizzato in tutte quelle produzioni in cui le caratteristiche di resistenza e resistenza al calore dei minerali di amianto risultavano fondamentali: caldaie, freni, macchinari, mezzi di trasporto, forni, filtri etc…

In particolare nell’edilizia di fabbriche e capannoni sono state ampiamente utilizzate le cosiddette lastre di Eternit.

Come riconoscere l’Eternit?

L’Eternit è probabilmente la forma di amianto più facilmente riconoscibile, senza la necessità di commissionare l’analisi di un campione presso un laboratorio. Le vecchie lastre di Eternit, infatti, sia in forma ondulata che piana, si riconoscono dalla matrice. In questo caso infatti l’amianto utilizzato per costruirle è debolmente agglomerato e le fibre longitudinali del minerale sono ancora visibili. Aiutano inoltre a riconoscere l’Eternit la forma delle lastre da copertura, tipiche nelle tettoie di fabbriche e capannoni e il marchio inconfondibile dell’azienda produttrice.

L’Eternit è molto pericoloso. Le lastre di Eternit si trovano solitamente all’aperto e alla mercè di agenti atmosferici e eventi traumatici che aiutano facilmente a erodere o rompere le lastre che rilasciano le fibre nell’aria.

Non esiste una distanza di sicurezza che ci permette di identificare la distanza minima alla quale l’amianto diventa pericoloso. La capacità delle fibre di circolare nell’aria ed essere inalate dipende infatti da fattori vari e variabili, quali per esempio la circolazione stessa dell’aria, il vento e altri agenti atmosferici.

Cos’è l’Eternit?

Cos’è l’Eternit? Eternit è il nome dell’azienda produttrice delle lastre omonime in fibrocemento e delle tubature e che apponeva il marchio di fabbrica su ogni singola lastra commercializzata.

Nel 1901 l’austriaco Ludwig Hatschek brevettò il cemento-amianto, un materiale che egli stesso chiamò Eternit, con riferimento al latino aeternitas, per rimarcarne la sua elevata resistenza. Un anno dopo Alois Steinmann acquistò la licenza per la produzione e aprì nel 1903 a Niederurnen le Schweizerische Eternitwerke AG.

L’Eternit guadagnò popolarità con la produzione di lastre e tegole. Nel 1933 fanno la loro comparsa le lastre ondulate, usate spesso per tetti e capannoni. Nel 1935 si produce anche nella Fibronit di Bari, poi anche a Bagnoli, a Napoli, nella Eternit Siciliana, a Casale Monferrato, Rubiera (Reggio Emilia), Cavagnolo (Torino) e Broni (Pavia).

Oggi la produzione prosegue con lo stesso marchio Eternit in altri Paesi del mondo. L’Eternit contiene sempre amianto: non esiste un prodotto che si chiami Eternit senza amianto.

Cosa fare se si lavora in una fabbrica con amianto?

Premesso che l’unico modo che riduca il rischio amianto a 0 è la mancata esposizione, cosa fare in caso di esposizione? L’amianto deve essere toccato, campionato, portato in laboratorio, bonificato e conferito in discarica solo da ditte specializzate inserite in un apposito registro del Ministero dell’Ambiente.

Toccare amianto e trovarsi in presenza di amianto è altamente rischioso. Cosa faccio se ho toccato amianto?
Nel caso in cui ci si sia trovati in contatto con l’amianto senza utilizzare i dispositivi di protezione previsiti dalla legge è consigliato chiedere immediatamente una consulenza: qui trovate tutte le informazioni per una consulenza amianto gratuita. Se l’episodio è acaduto sul posto di lavoro è altamente consigliato avvalerso di una consulenza legale gratuita. A maneggiare amianto, come dicevamo più su, deve essere personale formato e appartenente a ditte specializzate.

Nel caso in cui si lavori in presenza di amianto, svolgendo altre mansioni che non siano quelle dello smaltimento del minerale, si è ancora una volta in una situazione in cui consigliamo di richiedere una consulenza legale gratuita, per conoscere i propri diritti di lavoratore e le possibilità legali per sottrarsi all’esposizione forzata e monitorare la propria salute.

Amianto nei capannoni e bonifica

Il proprietario di un capannone o di una fabbrica in cui è presente Eternit o amianto in altre forme è tenuto a comunicare la presenza dell’asbesto alle ASL e al Comune. La spesa per le operazioni di bonifica grava sul proprietario ma esistono interessanti agevolazioni fiscali per la bonifica amianto.

La bonifica dall’amianto può essere abbinata ad un intervento di efficientamento energetico, grazie al quale si potranno installare pannelli fotovoltaici sul tetto, dopo aver appunto rimosso l’asbesto. In questo caso è possibile contare sull’Ecobonus, che prevede detrazioni del 65% per interventi mirati alla riqualificazione energetica. Questa è una detrazione ai fini IRPEF e IRES, e quindi per privati e aziende. Qui trovate le linee guida del governo sugli adempimenti dei proprietari e dei responsabili in caso di presenza di amianto in un edificio e qui le info per una consulenza legale gratuita sul rischio amianto negli immobili.

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