L’amianto, e il sinonimo asbesto, indicano una serie di minerali utilizzato nell’edilizia pubblica, privata ed in innumerevoli altre applicazioni. L’esposizione a polvere di amianto provoca ingenti danni per la salute umana. Infatti, al momento l’amianto è bandito nella Comunità Europea. Complessivamente in 62 paesi, mentre in molti altri la produzione è ancora in corso. L’OMS raccomanda infatti il non utilizzo, ma esso non è un obbligo di legge.

In questa guida scopriamo tutto quello che riguarda la presenza di amianto nelle case e negli edifici. Quindi, scopriamo oltre alla pericolosità, la normativa, gli incentivi e i bonus per la bonifica amianto nelle nostre abitazioni.

Cos’è l’amianto. Quali sono i danni per la salute?

Che cosa è l’amianto? Questo termine in realtà identifica un gruppo di minerali che sono fibrosi e che hanno la capacità di suddividersi in fibre longitudinali via via più sottili. Questa è una loro caratteristica comune.

Si dividono in due gruppi: i serpentini, di cui fa parte il crisotilo, anche detto “amianto bianco”;

E gli anfiboli (dal greco αμφίβολος e dal latino amphibolus che significa ambiguo). Di cui fanno parte l’actinolite, amosite, crocidolite, tremolite  (o amianto grigio – verde – giallo) e antofillite.

La pericolosità dell’amianto coincide proprio con la sua struttura fibrosa. Infatti, è proprio questa capacità di sfibrare e la facilità di inalazione a provocare danni alla salute umana. Infatti, una volta penetrate nel corpo umano, queste fibre provocano infiammazione, in più provocano la lesione del DNA. Nella mitilazione, le nuove cellule subiscono delle aberrazioni, che originano i tumori.

Il più aggressivo dei tumori è il mesotelioma, che purtroppo, è quasi sempre mortale.

I minerali di amianto sono resistenti al calore, economici, largamente presenti in natura, flessibili e resistenti e per queste loro caratteristiche sono stati utilizzati nei più svariati ambiti fino alla messa al bando della produzione all’inizio degli anni 90.

Il bando dell’amianto con la L. 257/92

Infatti, proprio sulla base di questa presa d’atto, è stata emanata in Italia la Legge 257 del 1992 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto killer). Questo gruppo di norme ha sostanzialmente introdotto il divieto di estrazione, lavorazione e produzione di amianto e di prodotti contenenti amianto nonché la commercializzazione. Tuttavia, questo complesso di norme, non è stato pienamente applicato. In più, quelle sulla bonifica, sono al quanto faragginose.

Il punto debole di questa normativa, è proprio l’assenza di un obbligo di bonifica. Teoricamente tutto è lasciato alla valutazione della pericolosità sulla base dell’indice di friabilità. Tuttavia, non ci sono strutture organizzate per tale valutazione, tenendo conto della vastità del fenomeno.

Quali sono le conseguenze? La conseguenza principale è il notevole ritardo nella bonifica e nella messa in sicurezza dei luoghi contaminati da amianto, che comprendono edifici privati e pubblici, tra cui scuole ed ospedali.

Ci sono inoltre minerali di asbesto che non rientrano nell’art. 247 del Dlgs. 81/2008 che fornisce una classificazione dell’amianto, come ad esempio la fluoroedenite, anch’essa lesiva per la salute umana. Ci riferiamo in particolare alla fluoroedenite. Questi minerali sono stati utilizzati a Biancavilla, alle falde dell’Etna, perché estratti nella vicina miniera di Montecalvario.

Questa situazione ha provocato una vera e propria epidemia di patologie asbesto correlate, nella popolazione di Biancavilla, e nei Paesi circostanti.

Strage mondiale dell’amianto: l’OMS ordini il bando globale!

I minerali fibrosi sono stati messi al bando in Italia e in tutta Europa, per un totale di 62 stati tra cui Arabia Saudita, Argentina, Australia, Cile, Croazia, Gabon, Giappone, Honduras, Kuwait, Seichelles e Uruguay, mentre nel resto del mondo la produzione e la commercializzazione delle fibre killer prosegue.

Secondo l’OMS, che citiamo in corsivo di seguito, sono ancora 125 milioni i lavoratori esposti ad amianto e 2 milioni le tonnellate di minerali estratte ed utilizzate: Currently, about 125 million people in the world are exposed to asbestos at the workplace (1). According to global estimates, at least 107 000 people die each year from Asbestos is one of the most important occupational carcinogens CHRYSOTILE ASBESTOS / 3 asbestos-related lung cancer, mesothelioma and asbestosis resulting from occupational exposures (1, 2, 8)”.

Solo 62 stati hanno emanato norme che pongono il divieto di estrazione e produzione di questi minerali fibrosi.

Per questi motivi, l’avv. Ezio Bonanni, e l’ONA, hanno chiesto che l’OMS imponga in modo congente il bando dell’amianto. Così da obbligare gli ultimi produttori, ad abbandonare l’utilizzo e la produzione di questi minerali.

Amianto: i numeri della strage

Quali sono i numeri dell’amianto? I numeri sono spaventosi: si calcola che in Italia, nel periodo che va dal 1946 al 1992, anno di messa al bando dei minerali di amianto, sono state utilizzate e lavorate 3.748.550 tonnellate di asbesto o amianto.

Nel 2019 nel nostro paese sono decedute più di 6.000 persone a causa dell’esposizione ad amianto, di cui circa 1.900 sono decedute a causa di mesotelioma pleurico, un tipo di cancro che colpisce la pleura e che ha nell’esposizione all’amianto la sua unica causa possibile.

Circa 3.800 italiani sono morti a causa di un tumore polmonare causato da amianto.

107.000 decessi ogni anno solo per 3 delle malattie asbesto correlate (asbestosi, mesotelioma e tumore al polmone), considerando solo quelle di origine lavorativa e 125 milioni di lavoratori esposti.

ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, si occupa del monitoraggio delle malattie correlate all’esposizione ad asbesto e ne ha riscontrato una particolare incidenza nelle regioni dell’Italia settentrionale. Qui dove l’industrializzazione è più marcata si è fatto infatti un più massiccio utilizzo dei minerali di amianto (per approfondimenti >> Libro bianco delle morti di amianto in Italia).

Le Nazioni Unite informano che il numero delle vittime è in aumento a causa del lungo periodo di latenza che contraddistingue le malattie asbesto correlate.

I numeri dei decessi per amianto stimati dall’OMS appaiono invece sottostimati perché non tengono conto di tutte le malattie amianto correlate e non censisce molti dei paesi che ancora utilizzano i minerali di amianto (qui un approfondimento sulla quantità di amianto tuttora prodotta in alcuni paesi ibasecretariat.org). 

Le malattie asbesto correlate: quali sono e come prevenirle

Quali sono le malattie asbesto correlate e i danni che l’esposizione all’asbesto provoca alla salute umana? I danni provocati dall’esposizione possono essere di vario tipo. Asbestosi e placche pleuriche (che provocano a loro volta tumori della pleura e complicazioni cardiocircolatorie e cardiovascolari) possono essere, così come il mesotelioma, provocate esclusivamente dall’esposizione alla fibra killer. Tra queste la più grave è il mesotelioma. Colpisce più frequentemente la pleura, ovvero la membrana che avvolge i nostri polmoni, o in alternativa il peritoneo, ovvero la membrana che avvolge gli organi addominali. Il mesotelioma del pericardio (sierosa del cuore) e quella della tunica vaginale del testicolo sono invece rari.

Ha alta incidenza negli esposti ad amianto il tumore del polmone. Tra le malattie asbesto correlate compaiono anche il tumore delle ovaie, dello stomaco, della faringe, della laringe, del colon e dell’esofago così come specificato nell’ultima monografia IARC World Health Organization IARC monographs on the evaluation of carcinogenic risks to humans – Vol. 100C  “Arsenic, metals, fibres, and dusts volume 100 C – A review of human carcinogens” ASBESTOS – Lyon, France – 2012.

Chiunque abbia contratto una di queste malattie a seguito di esposizione ad asbesto per cause professionali può ottenere risarcimento danni, rivalutazioni dei benefici contributivi e accesso al fondo amianto. L’ONA offre consulenza legale e medica gratuita agli esposti.

Come si contraggono le malattie asbesto correlate?

Oltre all’esposizione professionale o a quella a cui vanno incontro i famigliari degli operai esposti, è possibile contrarre una malattia asbesto correlata a causa dell’esposizione ambientale. Lì dove sono stati presenti i grandi stabilimenti per la produzione di manufatti in asbesto e lì dove la presenza del minerale nei manufatti stessi ancora in uso è alta, a morire sono anche coloro che abitano nelle vicinanze.

Casale Monferrato, nei pressi dello stabilimeto di Broni e in altri siti dove ci sono questa di questi impianti è stato censito un  aumento di mortalità per mesotelioma pleurico,  di 40 volte superiore.

Le malattie asbesto correlate possono inoltre essere contratte in tutti i luoghi, che siano abitativi, pubblici e privati, in cui il minerale è stato utilizzato. Finché la superficie in asbesto risulta intatta non ci sono rischi per la salute. In seguito all’usura o alle sollecitazioni meccaniche, le superfici in amianto iniziano a sfaldarsi. In questo stato la presenza di asbesto risulta pericolosa per la salute umana.

>> Approfondisci: “Gli atti della conferenza: come la ricerca scientifica può sconfiggere i tumori da amianto”  (video)

A che distanza è pericoloso?

L’asbesto e la sua pericolosità possono essere classificate in base allo stato dei materiali di asbesto presenti. L’asbesto friabile è pericoloso. L’amianto compatto non è pericoloso per la salute umana, ma lo diventa non appena danneggiato.

Qual è la definizione di amianto friabile e compatto? L’amianto friabile è l’asbesto ridotto in polvere. L‘amianto compatto è l’asbesto che forma superfici compatte e integre ma che può essere soggetto a danneggiamenti e sbriciolamenti causati dall’erosione degli agenti atmosferici, traumi e sollecitazioni meccaniche.

Non è determinabile a priori quanto asbesto occorre respirare per ammalarsi, né è possibile definire una distanza di sicurezza da una superficie di asbesto friabile o soggetta a sbriciolamento. Le fibre rilasciate nell’aria, infatti, possono coprire un’area la cui estensione è fortemente influenzata dagli agenti atmosferici. L’unica sicurezza rispetto al rischio amianto è la rimozione dei materiali in asbesto che garantisce la certezza del rischio zero.

Dove si trova l’amianto e i materiali che lo contengono?

L’asbesto è stato utilizzato in tremila applicazioni. Tra le più diffuse ci sono state quelle nell’edilizia. Infatti, fin dai primi anni nel 900, i materiali in cemento sono stati rinforzati con l’uso dei minerali di amianto. Siamo di fronte al c.d. cemento amianto definito anche Eternit. Questa denominazione evoca l’indistruttibilità dell’amianto, e così venne identificata anche la multinazionale che si è occupata della produzione di cemento amianto.

In Eternit furono create le onduline. Ovvero, quella tipica lastra ondulata, che tutti noi abbiamo avuto modo di incontrare certamente in più di qualche occasione sul nostro cammino. Infatti, quasi tutti i tetti costruiti fino al 1992, recano il tetto in amianto e cemento amianto.

Alle applicazioni più svariate nel campo dell’edilizia seguono quelle nei trasporti (aerei, navi, treni, freni delle auto), della cosmetica (il borotalco), nella produzione di tute ignifughe e mezzi militari e in tanti altri ambiti.

Amianto nell’edilizia

L’asbesto è stato utilizzato in modo massiccio nell’industria edile. Impastato con il calcestruzzo veniva utilizzato per alleggerire e rendere più resistenti le tegole, ma anche gli intonaci e gli stucchi. Sotto forma di Eternit, dal nome del brand produttore di cemento amianto era usato in lastre ondulate nelle coperture di edifici industriali, civili e prefabbricati – la classica tettoia di Eternit) e in lastre piane come nelle pareti divisorie. Ancora nella produzione di tubi di acquedotti dell’acqua potabile, fognature, serbatoi d’acqua e canne fumarie.

L’asbesto nelle case era utilizzato, ed è tuttora presente in molti edifici, nelle tegole, soffitti, pareti divisorie, tetti e coperture. Per le sue proprietà ignifughe è stato utilizzato anche nella produzione di oggetti di uso comune che si possono trovare in casa come  asciuga capelli, forni, stufe, tendaggi, teli da stiro, filtri per sigarette e persino in alcuni giocattoli, come la sabbia artificiale dei giochi per bambini, nelle solette delle scarpe e in alcuni preparati farmaceutici.

L’asbesto era utilizzato nelle fabbriche nella costruzione edile di impianti, edifici e capannoni e presente in tutti quei macchinari, caldaie, forni, mezzi di trasporto e apparecchi in cui le proprietà ignifughe dell’asbesto potevano risultare utili.

Bonifica amianto: confinamento, incapsulamento e smaltimento

In Italia ci sono ancora più di 40.000.000 di tonnellate di materiali di asbesto non bonificato. I micro siti contaminati sono circa un 1.000.000, di cui quelli più rilevanti almeno 50.000 tra cui più di 2400 scuole, 800 biblioteche e centri di studio, 250 ospedali, e 300.000 km di tubature di acqua potabile.

La bonifica svolge un ruolo fondamentale per prevenire i danni da asbesto in seguito all’esposizione. Infatti, sia l’incapsulamento che il confinamento e meglio ancora lo smaltimento, evitano eventuali esposizioni. Quindi, il danno prima infiammatorio e poi cancerogeno. Tanto è vero che, la stessa prevenzione primaria è lo strumento indispensabile per l’effettiva ed efficace tutela della salute.

Le patologie asbesto correlate sono infatti dose dipendenti, sebbene non abbiano una soglia minima al di sotto della quale il rischio è zero motivo per cui, per ridurre il rischio a zero è necessario evitare tutte le esposizioni.

La legge del 1992 che ha bandito la produzione e commercializzazione dell’asbesto nel nostro Paese non obbliga alla rimozione dell’asbesto, una normativa obbliga però a darne comunicazione agli enti preposti.

Rapporti tra la L. 257/92 e la normativa sulla bonifica

Qual è la normativa per la bonifica amianto? Secondo la normativa è d’obbligo comunicare alle autorità sanitarie (ASL) la presenza del manufatto contenente asbesto friabile o del presunto sito contaminato (l. 27 marzo 1992, n. 257). La sua violazione, ovvero nel caso di omessa comunicazione, è suscettibile di sanzione amministrativa (pecuniaria, oltre i 2.000 euro).

Nel caso in cui l’asbesto presente nell’edificio sia compatto non vi è l’obbligo di comunicazione ma è necessario fare un sopralluogo tecnico per una valutazione del rischio.

La bonifica negli edifici privati è un onere che grava esclusivamente sui proprietari (Comune e Asl non sono tenuti infatti ad effettuare sopralluoghi).

Valutazione del rischio amianto

La valutazione dei rischi dovuti alla polvere proveniente dall’amianto e dai materiali contenenti amianto ad opera del personale tecnico abilitato stabilisce la natura e il grado dell’esposizione e le misure preventive e protettive da attuare.

Il tecnico preposto, a chiusura della valutazione, provvede alla stesura di una relazione tecnica, in cui viene riprodotto il processo d’indagine, le risultanze e le successive attività applicabili.

A seconda dei risultati della valutazione del rischio verranno predisposti interventi differenti. Le possibilità sono 3:

1) Materiali integri non suscettibili a danneggiamento: non sussistendo il pericolo di rilascio di fibre di amianto in atto o potenziale o di esposizione degli occupanti, non è necessario un intervento di bonifica ma occorre un controllo periodico delle condizioni dei materiali ed il rispetto di idonee procedure di manutenzione.

2) Materiali integri ma suscettibili a danneggiamento: è necessario adottare provvedimenti idonei ad evitare il pericolo di danneggiamento e quindi attuare un programma di controllo e manutenzione. Qualora non dovesse risultare possibile ridurre significativamente i rischi di danneggiamento dovrà essere preso in considerazione un intervento di bonifica amianto.

3) Materiali danneggiati: è necessario eliminare il rilascio in atto di fibre di amianto, attuando uno dei provvedimenti previsti nel D.M. 06/09/94: rimozione amianto, incapsulamento o confinamento.

Come fare la bonifica di un sito contaminato?

Per le operazioni di bonifica è necessario rivolgersi a una ditta autorizzata allo smaltimento amianto, ovvero di professionisti regolarmente iscritti all’Albo Gestori Ambientali nella Categoria 10.

  • Bonifica tradizionale

Qual è il significato di una bonifica amianto? Bonificare un sito dall’asbesto, che sia un’abitazione o un edificio privato o pubblico, significa rimuovere e conferire in discarica l’asbesto presente nell’edificio. Si tratta dell’unico sistema per ridurre il rischio a zero. In alternativa esistono altri sistemi di bonifica più economici che però hanno un’efficacia temporanea o che può essere messa in crisi da determinati eventi e che ne limita l’efficacia di riduzione del rischio.

  • Incapsulamento

La tecnica di bonifica dell’incapsulamento, di cui al D.M. 20/08/1999, in relazione al D.M. 06.09.1994, consiste nell’utilizzo di un liquido aggrappante che andrà a ricoprire le superfici di materiali contenenti minerali di asbesto impedendo così il rilascio di fibre. Questo metodo riduce a zero il rischio di esposizione, ma è uno strumento provvisorio. Il liquido con il passare del tempo perde la sua capacità aggrappante e le fibre tornano a disperdersi negli ambienti, con il rischio di essere inalate. Quali sono i vantaggi dell’incapsulamento? L’incapsulamento è la forma più economica e meno rischiosa per la bonifica dei materiali di asbesto.

  • Bonifica per confinamento

Il confinamento consiste nell’installare una barriera di tenuta che separi i materiali di asbesto in modo più efficace e sicuro, sebbene più costoso rispetto all’incapsulamento. In questo caso il rischio di esposizione potrebbe ripresentarsi con il verificarsi di eventi traumatici come un terremoto.

Quanto costa la bonifica?

Stabilire un costo per la bonifica asbesto non è possibile, se non valutando ogni singola situazione attraverso il preventivo di una ditta specializzata.

Il prezzo può infatti variare dalle 9 alle 30 euro a metro quadro a seconda della tipologia di bonifica prescelta, del tipo di manufatto in asbesto (tegole, coperture, pareti) della raggiungibilità del manufatto (se l’area di copertura è per esempio pedonabile o richiede speciali imbracature per essere raggiunta), della quantità a da tanti altri fattori. I mezzi di trasporto che conferiscono l’asbesto in discarica, per esempio, hanno un costo specifico che resta lo stesso anche se il mezzo non viaggia a pieno carico.

Come individuare e bonificare l’amianto in casa?

In caso di presenza di amianto in un edificio privato, che sia una fabbrica, un capannone o una casa, è d’obbligo comunicare alle autorità sanitarie (ASL) la presenza del manufatto contenente asbesto friabile.

Come funziona la denuncia amianto all’ASL? Comunicare all’ASL e al Comune la presenza di amianto è semplicissimo: basta compilare un apposito modulo dopodiché i tecnici competenti si occuperanno di effettuare un sopralluogo al fine di valutare la percentuale del rischio amianto. I tecnici e il personale che si occupa dell’ispezione, censimento e mappatura dell’amianto nell’edificio sono abilitati ai sensi della legge 27 marzo 1992, n. 257.

I laboratori a cui viene eventualmente affidata la verifica analitica dei campioni prelevati dal personale tecnico ai sensi dell’art. 12, comma 2, della legge n. 257/1992, devono essere in possesso dei requisiti minimi di cui all’allegato 5 (“Requisiti minimi dei laboratori pubblici e privati che intendono effettuare attività analitiche sull’amianto”) del D.M. del 14/05/1996

Le spese per la bonifica dell’asbesto in casa gravano esclusivamente sul proprietario dell’edificio che si può rivalere sulla ditta costruttrice solo nel caso in cui abbia utilizzato asbesto opo la messa al bando del materiale.

Amianto nei condomini

Nei condomini ad avere l’obbligo di ispezione, censimento e mappatura attraverso la richiesta di un sopralluogo tecnico è l’amministratore di condominio che deve adempiere agli obblighi di legge per le aree comuni dell’edificio in quanto responsabile e in quanto datore di lavoro (obbligo di rispettare il D.Lgs. 81/2008) nei confronti di eventuali portieri, addetti alle pulizie, alla manutenzione etc…

Qui trovate tutte le informazioni sugli obblighi dell’amministratore di condominio nella bonifica amianto e le informazioni per una consulenza amianto gratuita e per la consulenza legale gratuita rischio amianto negli immobili.

Amianto nei capannoni e bonifica

Cosa fare quando i capannoni industriali presentano ancora delle coperture in amianto? Anche in questo caso il proprietario del capannone è tenuto a comunicare la presenza dell’asbesto alle ASL e al Comune. La spesa per le operazioni di bonifica grava sul proprietario ma esistono interessanti agevolazioni fiscali per la bonifica amianto.

La bonifica dall’amianto può essere abbinata ad un intervento di efficientamento energetico, grazie al quale si potranno installare pannelli fotovoltaici sul tetto, dopo aver appunto rimosso l’asbesto. In questo caso è possibile contare sull’Ecobonus, che prevede detrazioni del 110% per interventi mirati alla riqualificazione energetica. Questa è una detrazione ai fini IRPEF e IRES, e quindi per privati e aziende.

Credito di imposta bonifica amianto

Il credito di imposta per la bonifica amianto costituisce lo strumento per una bonifica efficace. Prevede una detrazione fiscale del 50% per la rimozione delle coperture in amianto che può essere recuperata anche attraverso la cessione del credito di imposta. Già nel 2017 l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, aveva presentato una proposta di legge per la bonifica amianto con credito di imposta per le imprese, elaborando lo strumento tecnico normativo per favorire la bonifica amianto che prevedeva la possibilità di ottenere il credito di imposta, anche con la possibilità di cessione.

L’art. 16-bis del Testo unico imposte sui redditi ha previsto detrazioni fiscali al 50% per la bonifica dei materiali di asbesto nei fabbricati residenziali e loro pertinenze.

Il credito d’imposta può costituire un elevato risparmio fiscale in 10 anni, oppure, essere oggetto di cessione. In questo ultimo caso, l’importo è recuperabile immediatamente. La detrazione in fattura permette di recuperare questi importi anche nei casi dei soggetti incapienti.

Ecobonus 110% per la rimozione dell’amianto

L’ecobonus 110% contenuto nel Nuovo Decreto Rilancio 2020, permette di rimuovere l’amianto dai tetti a costo 0. Affiancando alla rimozione dell’amianto dal tetto una riqualificazione che permette il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio, o in alternativa di raggiungere la classe più alta possibile, la rimozione dell’asbesto rientra nella detrazione 110%.

Per accedere al bonus bisogna avvalersi di ditte specializzate e seguire una procedura che permette di ottenere l’attestato di prestazione energetica (A.P.E) e l’utilizzo di materiali che siano previsti dal decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare 11 ottobre 2017.

ONA TV: la televisione dell’Osservatorio

Nella nona puntata di ONA TV si è discusso proprio del credito di imposta. Il Dott. Nicola Forte ha ribadito il ruolo fondamentale della leva fiscale: Credito di imposta, unica via per una reale bonifica dell’amianto.